La creatività è sottrazione
Ho ricordi molto vividi della mia “transizione” dalla musica classica al jazz, ero persino spaventata da tutto quello che potevo fare, dalle possibilità incredibili che quel genere di musica poteva darmi e infine della possibilità di poter creare la mia musica con l’emozione di quel momento.
Poter dedicare quel brano ad una persona vicina, lontana o lontanissima, poter ringraziare il creatore (o l’universo…chiamiamolo come ci pare) per ogni giorno di vita donato, eh già perché alla fine ti rendi conto che ogni respiro è un regalo e non ti è proprio dovuto nulla. Mettermi al sax e al clarinetto creando musica non era poi così facile perché potevo fare talmente tante cose che alla fine mi bloccavo. Ricordo come se fosse ieri la prima volta che ebbi accesso a Internet, all’epoca per collegarmi con una connessione a 56K dovevo fare passare per casa un lungo cavo telefonico e per collegarmi mi sorbivo minuti di suoni che avevano un non so ché di magico e una volta connessa al motore di ricerca mi chiedevo “e adesso? cosa cerco?”.
Il mio maestro mi iniziò a parlare di limitazioni che facevano bene alla creatività.
Mi dissi “certo che è strano, una funzione creativa che funziona meglio mettendoci delle limitazioni…”, iniziai a creare musica con una sol triade, scala, pentatonica. Iniziai a suonare solo le fondamentali con un ritmo, insomma usare poche cose estremizzando la parte creativa… Applicai questo principio all’altra mia grande passione che è la fotografia, e i risultati erano bellissimi (almeno per me).
“Raccontarsi di avere tutti il tempo del mondo, tutti i soldi del mondo, tutti i colori della tavolozza, insomma tutto quello che si vuole…non fa altro che uccidere la creatività”
Questa frase di Jack White esprime un concetto molto bello e ti porta a iniziare a vedere anche la tua vita da un punto di vista diverso: arrangiarsi con quello che si ha, a volte molto poco a volte qualcosa di più.
Le mancanze possono essere viste più come punto di forza che come condanna.
La mente umana (anche la mia) tende sempre a pensare “se solo avessi…allora…”, tendiamo a delegare il nostro successo a qualcosa che è fuori e non dentro, trappola!!!
Iniziai a suonare il sax con uno strumentino da studio che faceva ridere molti, ci studiavo e ci suonavo in giro; iniziai a registrare con una scheda audio da 30 euro e un microfono usato di scarsa qualità; ma solo quando smisi di dare peso alla strumentazione e iniziai a lavorare sodo su di me allora le cose iniziarono a funzionare. Al momento giusto arrivò anche l’attrezzatura che mi serviva.
Il mio consiglio dunque è puntare sulla conoscenza, quella non si può comprare (un sax, un’imboccatura o un microfono da 1.000 euro si) perchè è quella che fa la differenza. Imparare non solo i concetti della musica e la pratica sullo strumento ma anche la cultura generale, la comunicazione, la storia e tutto quello che ci ruota attorno…sono tutte capacità che influenzeranno il modo di suonare, posso garantirtelo!
Limitarsi non è una punizione ma una grande opportunità!